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Il valore aggiunto degli Open Data: i suggerimenti dell’esperto

di Daniele Rizzo, FPA

Secondo lo studio Creating Value through Open Data sull'utilizzo degli Open Data, pubblicato dall'European Data Portal nel novembre 2015, tra il 2016 e il 2020 la dimensione del mercato dei dati aperti dovrebbe crescere fino a raggiungere un valore pari a 75,7 miliardi di euro. La ricerca, che tiene conto di indicatori come le dimensioni del mercato, i posti di lavoro generati, il risparmio dei costi e i guadagni dal punto di vista dell'efficienza, individua negli Open Data uno strumento fondamentale e necessario per dare nuova linfa anche al mercato del lavoro: sono 25.000 i nuovi posti di lavoro previsti nei prossimi 5 anni.

Da una prima fotografia del progetto Open Data 200 Italia emerge che il mercato italiano non presenta modelli sostenibili di business basati sui dati aperti. Le imprese e le aziende private, che con l'utilizzo degli open data avrebbero ulteriori opportunità di sviluppo a fronte di una riduzione dei costi, dimostrano di non aver compreso appieno il valore dei dati aperti. 
Non sono da meno le Amministrazioni. Dal portale dati.gov.it, che funge da catalogo nazionale, è infatti possibile risalire a quante amministrazioni italiane stanno rilasciando dati in modalità aperta. Al momento più di 300 PA hanno rilasciato un totale di 18.225 dataset1: di queste amministrazioni, circa 200 sono Comuni. Se calcoliamo che, tra città metropolitane e comuni, si contano quasi 8000 enti, la differenza di numero tra quelli che pubblicano e quelli che non lo fanno è consistente. 

Ma a cosa è dovuto questo ritardo? Francesco "Piersoft" Paolicelli, sviluppatore, informatico e consulente che da più di quattro anni si occupa di big data e open data, afferma che sostanzialmente è un problema di assenza di coordinamento. "Andrebbero distinti i due piani - dice Piersoft - quello della PA locale e quello della PA centrale. Quello della PA centrale è chiaro e definito, grazie anche al grande lavoro che stanno facendo AgID, Formez e il Team per la Trasformazione Digitale. Il problema è l'attuazione del piano nella PA locale".

Le Pubbliche Amministrazioni locali, secondo Piersoft, stanno riscontrando tre tipi di problemi: organizzativi, motivazionali e culturali. E, ovviamente, sono tutti e tre strettamente connessi. Non è infatti ancora chiaro ai più perché dovrebbero essere prodotti dati aperti, né tantomeno da chi e da dove iniziare la produzione. "Bisogna lavorare e insistere affinché, in tutte le Regioni, venga creata un'unità minima di coordinamento - suggerisce Piersoft - con il compito di recepire le linee guida tecniche e di formare i dirigenti, i quali a loro volta dovranno poi coinvolgere i funzionari". Tutto ciò non può prescindere da un rilascio dei dati che sia guidato dalla comunità, con il duplice scopo di formare la cittadinanza e farla partecipe dello sviluppo del territorio. I dati devono essere community driven, anche per scongiurare il rischio di dati calati dall'alto inutili alla collettività. "Il fatto che ci siano tanti Comuni che stanno mettendo a fattor comune le proprie esperienze è positivo, perché prendendo ispirazione ci si migliora - afferma Piersoft - ma è pur vero che lavorare sui dati aperti è molto più facile per i piccoli Comuni che per quelli grandi".

Dunque non sempre basta lo spirito emulativo, ma serve che Regioni e Province Autonome siano capofila sul territorio e che – come successo per Lecce e per Trento – sappiano aggregare i diversi dati territoriali in un unico ecosistema. Anche perché può capitare che i comuni talvolta non riescano o non abbiano voglia di fare sistema con le realtà vicine, e quindi ritorna la necessità di un'unità minima di coordinamento. Infine, per ciò che riguarda l'aspetto culturale, serve che già dalle scuole sia insegnata la cultura dei dati aperti e, con essa, quella del riuso degli stessi. Metodologie come Data Mining e figure come il Data Scientist sono il futuro prossimo, ma la scuola è impreparata. Con gli open data l'amministrazione diventa un partner, non un soggetto da criticare. "L'importante - conclude Piersoft - è far capire che produrre Open Data non significa solamente fare controllo civico, ma fornire strumenti utili al miglioramento della vita di tutti".


1 Dati aggiornati al 7 luglio 2017. 

Foto di copertina di Mike McDonald rilasciata in cc.

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