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Open Data, scopriamo le Linee Guida Nazionali – parte 1

di Daniele Rizzo, FPA

A dicembre 2016 l'Agenzia per l'Italia Digitale (AgID) ha divulgato le Linee Guida Nazionali per la Valorizzazione del Patrimonio Informativo Pubblico. Il documento, che rappresenta il punto di riferimento per le pubbliche amministrazioni italiane che rendono disponibili i propri dati in formato aperto, non è però di facile lettura né tantomeno di facile assimilazione. Per questi motivi oggi e la prossima settimana pubblicheremo due diversi focus che tenteranno di inquadrare, analizzare e riassumere le Linee Guida, al fine di renderne più agevole la comprensibilità.
Partiamo da un principio: la teoria dell'open data by default1, secondo cui bastava che i dati fossero pubblicati senza l'espressa adozione di una licenza, non è più sufficiente. Il patrimonio informativo pubblico è vasto e articolato, ragion per cui in questi anni si è palesata l'esigenza di dover trovare degli schemi attraverso cui gestire i dati per la loro libera fruizione. E AgID ha appunto riassunto in 15 azioni tutto l'iter necessario affinché le informazioni rese pubbliche possano davvero definirsi aperte. Vediamo quali sono.


Azione 1
L'Azione 1 invita al rispetto dei principi di alcune normative e linee guida. Tra queste si registrano: il D. Lgs. 7 marzo 2005 n. 82 art. 502, che sancisce la disponibilità dei dati delle pubbliche amministrazioni; il D. Lgs. 18 maggio 2015 n. 102, che attua la Direttiva Europea sul riutilizzo dell'informazione del settore pubblico. Quest'ultimo, tra l'altro, prende atto delle differenze presenti tra i ruoli informativi e funzionali che svolgono i concetti di Open Data, Trasparenza e Condivisione dei dati tra pubbliche amministrazioni per finalità istituzionali, e perciò AgID esorta a coordinare le attività connesse a questi. Inoltre, sempre in riferimento alle normative, AgID prende nota dell'esistenza di svariati regolamenti locali o interni alle PA che adottano linee guida autonome, e che quindi dovranno d'ora in avanti uniformarsi.


Azione 2
Le Linee Guida non si applicano a tutti i dati, ma solo a quelli pubblici. La seconda azione consiste quindi nel verificare che i dati da pubblicare rientrino nella definizione che ne dà il CAD3. Non bisogna infatti dimenticare che: non tutti i dati pubblici sono anche disponibili; non tutti quelli disponibili sono anche accessibili; non tutti quelli gratuiti o con costi marginali sono anche disponibili. Un dato aperto deve quindi soddisfare contemporaneamente quattro esigenze: deve essere gratuito o con costo marginale, accessibile, disponibile e pubblico.


Azione 3
Tim Berners-Lee, co-inventore del Web, ha suggerito uno schema di sviluppo graduale da seguire per lo sviluppo di Open Data. Questo schema assegna da una a cinque stelle ai documenti, a seconda del grado di informazione, accesso e servizi che essi offrono. AgID sostiene che i dati con meno di tre stelle non siano più ammissibili. In particolare, tra i requisiti minimi, devono esserci la fruibilità di questi in un formato non proprietario e la leggibilità tramite programmi (al massimo con un minimo intervento umano per ciò che concerne l'interpretazione). Prima di pubblicare i dati AgID, con l'azione 3, chiede quindi di verificare la conformità al modello.


Azione 4
La metadatazione è una parte fondamentale del dato aperto. Anche qui è presente uno schema, il quale indica con il punteggio più basso quei dati che non sono accompagnati da metadatazione, con il più alto invece quei dati con una metadatazione specifica e incorporata nel dato. La quarta azione invita ad arricchire i dati con i loro corrispettivi metadati.


Azione 5
Dopo una consultazione pubblica svoltasi tra il 28 gennaio e il 29 febbraio 2016, AgID ha definito il profilo nazionale4 dei metadati utili per descrivere i dati delle pubbliche amministrazioni. I dati resi pubblici devono dunque rispettare questo profilo; metadati aggiuntivi possono integrare i metadati previsti dal modello solo se rispettano le regole di conformità del modello stesso.


Azione 6
L'azione 6, in generale, invita a individuare una data governance e ad assicurarsi che i processi integrino sia il rilascio dei dati aperti che il coinvolgimento degli utenti. Così facendo l'azione 6 si articola di fatto in più azioni (alcune delle quali sono richiami alle azioni precedenti) che danno vita ad un vero e proprio modello operativo per la produzione la gestione dei dati aperti.
La prima di queste invita appunto a individuare una chiara data governance interna con professionalità strategiche e specifiche. Ciò significa che bisogna definire un gruppo di lavoro Open Data, che al suo interno abbia un Data Manager, un responsabile della banca dati, un referente tecnico, un referente tematico. Sarebbero necessari anche un ufficio statistica, un ufficio giuridico-amministrativo e un gruppo di comunicazione. 
Per ciò che riguarda i dati nativi5, il Data Manager procede poi al censimento interno delle cosiddette "basi di dati primarie", ossia i produttori di dati all'interno dell'amministrazione. Al censimento segue la fase di analisi giuridica delle fonti, per verificare le limitazioni d'uso dei dati, le finalità, la determinazione dei diritti ecc. All'analisi giuridica segue l'analisi della qualità dei dati, cioè se rispondono o meno alla capacità di soddisfare esigenze espresse o implicite. Questa fase solitamente include la bonifica del dato, per ripulirlo da eventuali imperfezioni. A questo punto si sceglie la licenza del dato, che però non può non dipendere dall'analisi giuridica precedentemente fatta. Una volta inseriti i metadati, i dati confluiscono tutti in data hub interno, dei cui aggiornamenti bisognerà tenere un registro nel tempo.


La prossima settimana vedremo quali sono le azioni mancanti, quelle che ci daranno il quadro completo dell'iter da seguire per arrivare alla pubblicazione corretta dei dati aperti.

 


Introdotta da una modifica all'art.52 del Codice dell'Amministrazione nel 2012.

Il Codice dell'Amministrazione Digitale (CAD)

A seguito delle modifiche apportare con il D. Lgs. N.179/2016, il CAD non contempla più la definizione di dato pubblico, ma nelle linee guida si fa riferimento al concetto così come era stato definito.

Profilo DCAT-AP_IT, conforme alla specifica di DCAT-AP definita dalla Commissione Europea e volta a uniformare la metadatazione in tutti gli stati membri.

Dati esistenti generati dalle amministrazioni.

Foto copertina di brett jordan concessa in cc.

 

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