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I dati aperti e l'accesso all'informazione pubblica: quanta strada fatta, quanta ne resta

di Morena Ragone, giurista, dottore di ricerca, esperta in diritto applicato alle nuove tecnologie Regione Puglia

L'ultimo anno ha segnato importanti novità all'interno del percorso - sempre più battuto - che porta alla valorizzazione, condivisione e riutilizzo dei dati aperti delle Amministrazioni Pubbliche.
Come di certo si ricorderà, con il decreto legislativo n. 97/2016 del 25 maggio dello scorso anno è stato modificato il cosiddetto "decreto trasparenza" n. 33/2013, introducendo, tra le tante, due modifiche fondamentali:
  • da un lato, estendendo l'ambito soggettivo di applicazione ben oltre la consueta  "amministrazione pubblica", e comprendendo enti pubblici economici e ordini professionali, società in controllo pubblico, associazioni, fondazioni, enti di diritto privato (come meglio specificato nel richiamato art. 2-bis);
  • dall'altro, introducendo nel nostro ordinamento il diritto di accesso generalizzato, basato sulla  neo "libertà di accesso di chiunque ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni e dagli altri soggetti di cui all'articolo 2-bis".

Non più, quindi, solo il diritto di accesso "civico" - riconosciuto a chiunque come contraltare dell'obbligo di pubblicazione di dati, informazioni e documenti che la normativa vigente pone in capo alle pubbliche amministrazioni ed in vigore dal 2013, ma un diritto ben più ampio e dalla molteplice ratio, operativo sia "allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali", che "sull'utilizzo delle risorse pubbliche", o, ancora, "nel caso si intenda promuovere la partecipazione al dibattito pubblico". In tutte queste ipotesi, infatti, il diritto di accesso civico si estende a dati e documenti ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione ai sensi del decreto n. 33/2013, rendondo tale accesso, appunto, generalizzato, usando la definizione coniata per la prima volta da Anac.

Non si tratta di un diritto teorico, tutt'altro: la norma non si limita a riconoscerne e configurarne la fattispecie al comma 2 dell'art. 5, ma gli assegna un ruolo di primo piano: la rubrica dell'intero testo passa dall'essere centrata sul "Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicita', trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni" ad un riordino che ha ad oggetto "il diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicita', trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni", con spostamento del focus sull'accesso civico, che diviene nucleo centrale dell'intera riforma.  

Un po' come era accaduto nel 2013 con l'entrata in vigore del principio dell "open data by default", quindi, ci troviamo di fronte ad una rivoluzione epocale: l'introduzione di una normativa sulla libertà di accesso all'informazione pubblica – da cui l'anglofono acronimo FOIA – era attesa da anni, ed è costata non poco impegno a tanti di noi.

Ed è indubbio, al di là della difficoltà di saperare i due concetti di dati aperti e trasparenza, che permane, quanto la libertà di accesso all'informazione pubblica possa agevolarne il riutilizzo, soprattutto se – e ribadisco se – l'art. 7 verrà considerato applicabile anche all'art. 5 nel suo complesso, primo e secondo comma.

Nonostante qualche prima verifica del suo funzionamento sia stata già avviata, sia dalla Funzione Pubblica, sia da parte di rappresentanti dell'associazionismo, è ancora troppo presto per effettuare delle serie valutazioni; di certo, le amministrazioni sono chiamate ad un lavoro complesso, che Linee Guida e Circolari finora adottate – ad opera di Anac, le prime,della Funzione Pubblica, la seconda – con il loro limitato valore di "soft law" hanno solo in parte agevolato.

Molti punti restano da chiarire, in primis sugli interessi da privilegiare quando, tolti di mezo tutti gli "orpelli" del caso, il funzionario è chiamato ad effettuare quel bilanciamento di interessi che diviene, al di là di qualsiasi istruzione o "bignami", una scelta vera e propria a lui rimessa.

Ecco perchè il tempo, e solo il tempo, ci dirà se queste norme funzionano, e se le Pubbliche Amministrazioni riusciranno ad affrancarsi dalla paura di sbagliare, dalle eccezioni talvolta immotivate, dal silenzio.

Foto copertina di papelmural.com concessa in cc.
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